Il viaggio
Un viaggio intenso e indimenticabile nel Paese del Sol Levante, due settimane a cavallo di Ferragosto per scoprire il Giappone più autentico, dal caos ordinato di Tokyo ai templi silenziosi di Kyoto, passando per castelli immacolati, foreste sacre e la memoria di Hiroshima.
L'arrivo a Tokyo è un'immersione immediata nel futuro: i grattacieli di Shinjuku che si perdono nel cielo umido di agosto, l'incrocio di Shibuya dove centinaia di persone si incrociano come un formicaio perfetto, il quartiere di Akihabara con le sue luci al neon e i negozi di manga ed elettronica. Poi il silenzio improvviso del Senso-ji ad Asakusa, il tempio più antico della città, con la lanterna rossa di Kaminarimon e l'odore di incenso che si mescola all'aria calda. Tokyo è una città che non si capisce, si vive — e ogni quartiere è un mondo a sé.
La prima escursione fuori Tokyo porta a Nikko, patrimonio UNESCO incastonato nelle montagne del Tochigi. Il Toshogu, il santuario dedicato allo shogun Tokugawa Ieyasu, è un trionfo di lacca dorata e sculture policrome tra foreste di cedri millenari — un contrasto stridente con la sobrietà zen del Giappone classico, eppure di una bellezza che toglie il fiato. La scimmietta che "non vede, non sente, non parla" è qui, intagliata nel legno da oltre quattro secoli.
Kamakura, l'antica capitale dei samurai, si raggiunge in un'ora di treno da Tokyo. Il Grande Buddha (Daibutsu) di bronzo all'aperto, alto tredici metri, ha lo sguardo sereno di chi ha visto passare i secoli senza scomporsi. I sentieri tra i templi Zen — Engaku-ji, Kencho-ji — attraversano colline coperte di bambù e ortensia, e il mare si intravede tra le fronde. Un luogo perfetto per capire cosa significhi wabi-sabi.
Da Tokyo verso ovest: Hakone, la porta del Monte Fuji. La crociera sul Lago Ashi con il torii rosso che emerge dall'acqua, la valle vulcanica di Owakudani con le sue fumarole sulfuree e le celebri uova nere (una per ogni cinque anni di vita in più, dice la leggenda). Nei giorni fortunati il Fuji appare sopra le nuvole — una visione che giustifica interi viaggi.
Kyoto è il cuore del Giappone tradizionale. Tre giorni non bastano, ma bastano per innamorarsi. Il Kinkaku-ji (Padiglione d'Oro) riflesso nell'acqua dello stagno è la cartolina perfetta, ma è il Fushimi Inari Taisha con le sue diecimila porte torii vermiglio che colpisce davvero — un tunnel arancione che sale sulla montagna per quattro chilometri, in un silenzio rotto solo dai corvi e dal vento. Arashiyama con la foresta di bambù, il Tempio d'Argento (Ginkaku-ji) e le sue composizioni di sabbia zen, il quartiere delle geisha a Gion dove il tempo sembra essersi fermato.
Una giornata intera dedicata a Nara, l'antica capitale dove i cervi sacri (shika) si aggirano liberi per il parco e si inchinano per chiedere i senbei (crackers di riso). Il Todai-ji custodisce il più grande Buddha di bronzo al coperto del mondo, in un edificio di legno che è esso stesso il più grande al mondo. L'impressione è di trovarsi in un luogo dove sacro e natura sono la stessa cosa.
Il treno proiettile (Shinkansen) porta a Hiroshima in meno di due ore. Il Parco della Pace e il Museo del Memoriale sono un'esperienza che cambia la prospettiva: le rovine del Genbaku Dome, i racconti degli hibakusha, la campana della pace che suona nel silenzio. Poi, in traghetto, la magica isola di Miyajima con il grande torii galleggiante di Itsukushima che al tramonto si tinge di rosso sullo sfondo del mare. Cervi anche qui, tra i templi e le stradine di souvenir.
Una breve sosta a Himeji per ammirare il castello più bello del Giappone: il Castello dell'Airone Bianco (Himeji-jo), con le sue mura bianche immacolate e i sei piani di legno che resistono da oltre quattro secoli. Un capolavoro di architettura militare e di eleganza.
La tappa spirituale per eccellenza: il Monte Koya (Koya-san), centro del buddismo Shingon fondato dal monaco Kukai nel IX secolo. Si dorme in un tempio (shukubo), si cena con la cucina vegetariana dei monaci (shojin ryori), e al mattino presto si assiste alla cerimonia del fuoco (goma). L'Okunoin, il più grande cimitero del Giappone, è un sentiero di due chilometri tra oltre duecentomila tombe coperte di muschio sotto cedri giganteschi — un'atmosfera fuori dal tempo.
Chiusura a Osaka, la "cucina del Giappone". Il quartiere di Dotonbori con le sue insegne luminose giganti (il granchio meccanico, l'uomo che corre di Glico), i takoyaki (polpette di polpo) bollenti, l'okonomiyaki (la "pizza giapponese") e il kushikatsu fritto — tutto nel calore umido della sera di agosto, tra la folla e le risate. Osaka è generosa, rumorosa, divertente: il contraltare perfetto alla compostezza di Kyoto.
Due settimane che ridefiniscono il concetto di viaggio: il Giappone non è un posto che si visita, è un posto che ti entra dentro.
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